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Le Interviste - Seconda stagione | EXTREMA RATIO
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🔵 Le Interviste - Seconda stagione Ep. 1 | EXTREMA RATIO 

La professoressa Corinna Barrett Lain si è concentrata sul tema della pena di morte, dal suo declino negli anni Sessanta, culminato nella storica decisione della Corte Suprema del 1972 Furman v Georgia, alla sua rinascita in seguito alla sentenza Gregg v Georgia del 1976. Ancora, ha analizzato problemi quali l'arbitrarietà e la discriminazione razziale nella giurisprudenza della Corte Suprema, valutandone criticamente il ruolo normativo, che ha sviluppato un corpo di dottrina costituzionale molto complesso e spesso contraddittorio. Viene inoltre esaminata l'interpretazione dell'attuale maggioranza della Corte Suprema, incline a esercitare deferenza nel sostenere i regimi statutari della pena di morte, evidenziandone il contrasto con il calo del sostegno popolare alla pena capitale.

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In the interview Professor Corinna Barrett Lain discusses the American Death Penalty, focusing on the most critical issues of this peculiar institution, from its decline in the sixties, which culminated in the landmark 1972 Supreme Court's decision Furman v Georgia, to its resurgence following the  Gregg v Georgia 1976 decision. Problems such as arbitrariness and racial discrimination are examined in the Supreme Court's jurisprudence, critically assessing its regulatory role, which has developed a highly complex and often contradictory body of constitutional doctrine.
The interpretation of the current Supreme Court's majority - inclined to exercise deference upholding death penalty statutory schemes - is also examined, highlighting its contrast with the decline in popular support for capital punishment.

Una produzione Extrema Ratio 

Intervista a cura di Pietro Insolera
Regia di Ferruccio Cimino

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🔵 Le Interviste - Seconda stagione Ep. 1 | EXTREMA RATIO

La professoressa Corinna Barrett Lain si è concentrata sul tema della pena di morte, dal suo declino negli anni Sessanta, culminato nella storica decisione della Corte Suprema del 1972 Furman v Georgia, alla sua rinascita in seguito alla sentenza Gregg v Georgia del 1976. Ancora, ha analizzato problemi quali l'arbitrarietà e la discriminazione razziale nella giurisprudenza della Corte Suprema, valutandone criticamente il ruolo normativo, che ha sviluppato un corpo di dottrina costituzionale molto complesso e spesso contraddittorio. Viene inoltre esaminata l'interpretazione dell'attuale maggioranza della Corte Suprema, incline a esercitare deferenza nel sostenere i regimi statutari della pena di morte, evidenziandone il contrasto con il calo del sostegno popolare alla pena capitale.

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In the interview Professor Corinna Barrett Lain discusses the American Death Penalty, focusing on the most critical issues of this peculiar institution, from its decline in the sixties, which culminated in the landmark 1972 Supreme Court's decision Furman v Georgia, to its resurgence following the Gregg v Georgia 1976 decision. Problems such as arbitrariness and racial discrimination are examined in the Supreme Court's jurisprudence, critically assessing its regulatory role, which has developed a highly complex and often contradictory body of constitutional doctrine.
The interpretation of the current Supreme Court's majority - inclined to exercise deference upholding death penalty statutory schemes - is also examined, highlighting its contrast with the decline in popular support for capital punishment.

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Intervista a cura di Pietro Insolera
Regia di Ferruccio Cimino

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Intervista a Corinna Barrett Lain | EXTREMA RATIO

Extrema Ratio 1 Dicembre 2023 21:00

Intervista a Laura Bartoli | EXTREMA RATIO

Extrema Ratio 1 Marzo 2024 19:00

🔵 Le Interviste - Seconda stagione Ep. 3 | EXTREMA RATIO 

Intervista al Professore Michele Caianiello, ordinario di Procedura penale presso l'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna e già Direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche. 

Da tempo è in corso un fenomeno di europeizzazione del processo penale che ha profondamente modificato il volto della giustizia nazionale. La forza innovativa delle Carte e delle Corti europee è stata in grado di ridefinire e approfondire la portata di principi e diritti consolidati. 
Allo stesso tempo, l'Unione europea si è fatta promotrice di numerose iniziative legislative in materia penale, nonché dell'instaurazione di una fitta rete di cooperazione giudiziale finalizzata allo scambio d'informazioni e ad un contrasto più efficace delle attività criminali all'interno dello spazio giudirico europeo. Nel quadro fin qui delineato, però, non si può nemmeno trascurare il ruolo fondamentale dell'avvocato e del diritto di difesa.
Di tutto questo e di tanto altro che gli gravita intorno abbiamo discusso con il Professore all'interno dell'intervista.

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Intervista a cura di Lorenzo Farneti
Regia di Ferruccio Cimino

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🔵 Le Interviste - Seconda stagione Ep. 3 | EXTREMA RATIO

Intervista al Professore Michele Caianiello, ordinario di Procedura penale presso l'Alma Mater Studiorum - Università di Bologna e già Direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche.

Da tempo è in corso un fenomeno di europeizzazione del processo penale che ha profondamente modificato il volto della giustizia nazionale. La forza innovativa delle Carte e delle Corti europee è stata in grado di ridefinire e approfondire la portata di principi e diritti consolidati.
Allo stesso tempo, l'Unione europea si è fatta promotrice di numerose iniziative legislative in materia penale, nonché dell'instaurazione di una fitta rete di cooperazione giudiziale finalizzata allo scambio d'informazioni e ad un contrasto più efficace delle attività criminali all'interno dello spazio giudirico europeo. Nel quadro fin qui delineato, però, non si può nemmeno trascurare il ruolo fondamentale dell'avvocato e del diritto di difesa.
Di tutto questo e di tanto altro che gli gravita intorno abbiamo discusso con il Professore all'interno dell'intervista.

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Intervista a cura di Lorenzo Farneti
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Intervista a Michele Caianiello | EXTREMA RATIO

Extrema Ratio 5 Giugno 2024 19:00

Le Interviste - Prima stagione | EXTREMA RATIO
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Intervista al Professor Giuseppe Di Federico, professore emerito di Ordinamento giudiziario dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Tra i maggiori esperti della materia nel mondo, è stato il primo professore ordinario di questa disciplina in Italia, dove, ereticamente per i confini nostrani, si è dedicato ed ha promosso una tipologia di ricerca empirica, segnata da una metodologia profondamente ispirata dagli anni di formazione statunitensi. Con lui abbiamo parlato di questioni e criticità che, nonostante la loro attualità, si sono rivelate annose, e sulle quali Di Federico incalza con teorie sferzanti, sempre proiettate, però, ad una migliore costruzione del sistema giudiziario. Dai poteri della figura del pm nel nostro sistema alla separazione delle carriere, passando per l’obbligatorietà dell’azione penale, la valutazione professionale dei togati e il collocamento dei magistrati fuori ruolo, risalendo fino alle modalità di reclutamento dei magistrati. Come avrete modo di vedere, c’è stato anche lo spazio di qualche sorriso.


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Intervista a cura di Francesco d'Errico
Regia di Ferruccio Cimino

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Intervista al Professor Giuseppe Di Federico, professore emerito di Ordinamento giudiziario dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Tra i maggiori esperti della materia nel mondo, è stato il primo professore ordinario di questa disciplina in Italia, dove, ereticamente per i confini nostrani, si è dedicato ed ha promosso una tipologia di ricerca empirica, segnata da una metodologia profondamente ispirata dagli anni di formazione statunitensi. Con lui abbiamo parlato di questioni e criticità che, nonostante la loro attualità, si sono rivelate annose, e sulle quali Di Federico incalza con teorie sferzanti, sempre proiettate, però, ad una migliore costruzione del sistema giudiziario. Dai poteri della figura del pm nel nostro sistema alla separazione delle carriere, passando per l’obbligatorietà dell’azione penale, la valutazione professionale dei togati e il collocamento dei magistrati fuori ruolo, risalendo fino alle modalità di reclutamento dei magistrati. Come avrete modo di vedere, c’è stato anche lo spazio di qualche sorriso.


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Intervista a Giuseppe Di Federico | EXTREMA RATIO

Extrema Ratio 10 Ottobre 2022 13:00

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Intervista al Professore Roberto Bartoli, professore ordinario di Diritto penale dell’Università degli Studi di Firenze. In occasione della recente uscita del suo ultimo libro “Introduzione al diritto penale tra violenza e costituzionalismo”, edito da Giappichelli (2022), lo abbiamo incontrato per calcare e approfondire il percorso che l’opera traccia a partire da una domanda irriducibile: che cosa è e come si giustifica, nelle sue fondamenta più profonde, il diritto penale? Se, da una parte, non è possibile strappare via dalla storia del “punire” il suo carattere violento, essendone in realtà il suo segno distintivo, dall’altra, al chiaro affievolimento della violenza connaturata alla pena dobbiamo invece riconoscere la corretta ed evocativa espressione per cui il diritto penale è (e dovrebbe essere), innanzitutto e oggi, “la scienza dei limiti” del potere punitivo. Il diritto penale, infatti, è il luogo in cui le garanzie dell’uomo più importanti, meritevoli di essere iscritte nella nostra Carta costituzionale, istruiscono e limitano la potestà punitiva e le sue pene, che non possono mai essere sradicate da una necessaria umanità e proporzionalità. Ma fin dove può e deve spingersi il superamento del paradigma della violenza penale? E ancora, secondo quali forme? L’interrogativo chiama a sé alcuni temi di grande discussione attuale e noi, insieme a Bartoli, non abbiamo esitato a confrontarci anche su quelli.


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Intervista a cura di Alex Bernardini
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Intervista al Professore Roberto Bartoli, professore ordinario di Diritto penale dell’Università degli Studi di Firenze. In occasione della recente uscita del suo ultimo libro “Introduzione al diritto penale tra violenza e costituzionalismo”, edito da Giappichelli (2022), lo abbiamo incontrato per calcare e approfondire il percorso che l’opera traccia a partire da una domanda irriducibile: che cosa è e come si giustifica, nelle sue fondamenta più profonde, il diritto penale? Se, da una parte, non è possibile strappare via dalla storia del “punire” il suo carattere violento, essendone in realtà il suo segno distintivo, dall’altra, al chiaro affievolimento della violenza connaturata alla pena dobbiamo invece riconoscere la corretta ed evocativa espressione per cui il diritto penale è (e dovrebbe essere), innanzitutto e oggi, “la scienza dei limiti” del potere punitivo. Il diritto penale, infatti, è il luogo in cui le garanzie dell’uomo più importanti, meritevoli di essere iscritte nella nostra Carta costituzionale, istruiscono e limitano la potestà punitiva e le sue pene, che non possono mai essere sradicate da una necessaria umanità e proporzionalità. Ma fin dove può e deve spingersi il superamento del paradigma della violenza penale? E ancora, secondo quali forme? L’interrogativo chiama a sé alcuni temi di grande discussione attuale e noi, insieme a Bartoli, non abbiamo esitato a confrontarci anche su quelli.


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Intervista a cura di Alex Bernardini
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Intervista a Roberto Bartoli | EXTREMA RATIO

Extrema Ratio 14 Novembre 2022 19:00

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Intervista all’Avvocato penalista Lorenzo Zilletti, responsabile del Centro Studi “Aldo Marongiu” dell’Unione delle Camere Penali Italiane. Il suo “Apertis verbis”, edito da Mimesis nel vicino 2021, non tradisce il titolo e si dichiara nel sottotitolo (“Il devoto della giustizia penale”), già prima di snodarsi tra le pagine. Sulla falsariga dell’abbecedario, l’autore individua 400 lemmi, accuratamente scelti per fornire un'originale definizione di fenomeni, temi e concetti che compongono la vasta materia del mondo penale. La cifra ironica, signum distinctionis dell’autore, è tutt’altro che un camuffamento burlesco della verità, ma un modo serio per raccontarla ed enfatizzarla procedendo per allusioni e sferzate sarcastiche. Se un libro così singolare non può essere esaurito, nel suo contenuto, dall’indagare tipico dell’intervista, insieme a Zilletti abbiamo cercato di suggerire alcuni scorci e chiavi interpretative per i futuri lettori; non è mancato, come vedrete, lo spazio per aggiungere punteggiatura ad alcuni suoi pensieri e riconoscere i debiti che questo libro apre e ricorda nei confronti di riferimenti, amici e maestri dell’autore.

Intervista realizzata giovedì 17 novembre 2022

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Intervista a cura di Francesco d'Errico
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Intervista all’Avvocato penalista Lorenzo Zilletti, responsabile del Centro Studi “Aldo Marongiu” dell’Unione delle Camere Penali Italiane. Il suo “Apertis verbis”, edito da Mimesis nel vicino 2021, non tradisce il titolo e si dichiara nel sottotitolo (“Il devoto della giustizia penale”), già prima di snodarsi tra le pagine. Sulla falsariga dell’abbecedario, l’autore individua 400 lemmi, accuratamente scelti per fornire un'originale definizione di fenomeni, temi e concetti che compongono la vasta materia del mondo penale. La cifra ironica, signum distinctionis dell’autore, è tutt’altro che un camuffamento burlesco della verità, ma un modo serio per raccontarla ed enfatizzarla procedendo per allusioni e sferzate sarcastiche. Se un libro così singolare non può essere esaurito, nel suo contenuto, dall’indagare tipico dell’intervista, insieme a Zilletti abbiamo cercato di suggerire alcuni scorci e chiavi interpretative per i futuri lettori; non è mancato, come vedrete, lo spazio per aggiungere punteggiatura ad alcuni suoi pensieri e riconoscere i debiti che questo libro apre e ricorda nei confronti di riferimenti, amici e maestri dell’autore.

Intervista realizzata giovedì 17 novembre 2022

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Intervista a cura di Francesco d'Errico
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Intervista a Lorenzo Zilletti | EXTREMA RATIO

Extrema Ratio 5 Dicembre 2022 11:00

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Intervista al giornalista e saggista Alessandro Barbano, per ultimo autore del neonato “L’inganno. Antimafia. Usi e soprusi dei professionisti del bene”, edito da Marsilio (2022). Com’è possibile che uno strumento quale il Codice antimafia, originariamente inteso e formulato a misura sartoriale del fenomeno mafioso, sia stato esteso e sfigurato tanto da arrivare, oggi, a vestire chi, invece, è stato giudicato estraneo alla mafia? È opera, secondo l’autore, di un inganno politico, promosso e condiviso a partire dall’apparato pubblico e fin dentro le varie espressioni della società; quello che, negli ultimi trent’anni, al fine (di per sé nobile) di combattere la mafia, non ha badato al mezzo, narcotizzando il carattere urgente della legislazione d’emergenza con crescenti eccezioni: alla responsabilità, al ragionevole dubbio, alla presunzione d’innocenza, al giusto processo, ad un ampio cerchio di diritti costituzionalmente tutelati (su tutti, la libertà d’iniziativa economica, il diritto di proprietà). Barbano, per studiare il fenomeno, compie un itinerario che lo porta al di fuori del confine dello Stato di diritto, dove, onerato dalla sua professione a raccontare ciò che vede, analizza istituti, norme giuridiche e la violenta arbitrarietà del loro utilizzo; conta e descrive, con l’amarezza di chi conosce l’importanza dei diritti individuali, vicende che, drammaticamente, esemplificano storture, contraddizioni e ingiustizie di questo sistema. Tutto ciò, senza rassegnarsi alla necessità di riportare al centro del dibattito pubblico l’istanza garantista.

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Intervista a cura di Francesco d'Errico
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Intervista al giornalista e saggista Alessandro Barbano, per ultimo autore del neonato “L’inganno. Antimafia. Usi e soprusi dei professionisti del bene”, edito da Marsilio (2022). Com’è possibile che uno strumento quale il Codice antimafia, originariamente inteso e formulato a misura sartoriale del fenomeno mafioso, sia stato esteso e sfigurato tanto da arrivare, oggi, a vestire chi, invece, è stato giudicato estraneo alla mafia? È opera, secondo l’autore, di un inganno politico, promosso e condiviso a partire dall’apparato pubblico e fin dentro le varie espressioni della società; quello che, negli ultimi trent’anni, al fine (di per sé nobile) di combattere la mafia, non ha badato al mezzo, narcotizzando il carattere urgente della legislazione d’emergenza con crescenti eccezioni: alla responsabilità, al ragionevole dubbio, alla presunzione d’innocenza, al giusto processo, ad un ampio cerchio di diritti costituzionalmente tutelati (su tutti, la libertà d’iniziativa economica, il diritto di proprietà). Barbano, per studiare il fenomeno, compie un itinerario che lo porta al di fuori del confine dello Stato di diritto, dove, onerato dalla sua professione a raccontare ciò che vede, analizza istituti, norme giuridiche e la violenta arbitrarietà del loro utilizzo; conta e descrive, con l’amarezza di chi conosce l’importanza dei diritti individuali, vicende che, drammaticamente, esemplificano storture, contraddizioni e ingiustizie di questo sistema. Tutto ciò, senza rassegnarsi alla necessità di riportare al centro del dibattito pubblico l’istanza garantista.

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Intervista a cura di Francesco d'Errico
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Intervista ad Alessandro Barbano | EXTREMA RATIO

Extrema Ratio 13 Dicembre 2022 13:00

Intervista a Matteo Caputo | EXTREMA RATIO

Extrema Ratio 13 Gennaio 2023 20:30

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Intervista alla Professoressa Elena Valentini, professoressa associata di Procedura penale dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, presso la sede di Ravenna. Con lei, non prima di un breve inquadramento preliminare, abbiamo tematizzato i profili più problematici di alcune materie che, per ragioni e in momenti diversi, hanno attratto il recente dibattito politico. Per questo motivo, nonostante il mancato raggiungimento del quorum referendario nello scorso giugno, ci siamo misurati con la logica inquisitoria che sottende la cultura dell’abuso della custodia cautelare e, ancora, sull’avvilente confronto, ora morfologico ora trattamentale, della “carcerazione preventiva” con la pena espiata. Infine, a fronte dei rispettivi interessamenti all’interno della Riforma Cartabia, ci siamo interrogati, da un lato, sull'adeguatezza di alcune prospettive di riforma della (ineffettiva) obbligatorietà dell’azione penale; dall’altro, sulla salute che gode l’ampia disciplina dei procedimenti speciali, con riferimento ai più recenti interventi legislativi e giurisprudenziali e in funzione del ruolo consustanziale che dovrebbero ricoprire all’interno di un modello processuale di natura accusatoria.


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Intervista a cura di Giacomo Valgimigli


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Intervista alla Professoressa Elena Valentini, professoressa associata di Procedura penale dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, presso la sede di Ravenna. Con lei, non prima di un breve inquadramento preliminare, abbiamo tematizzato i profili più problematici di alcune materie che, per ragioni e in momenti diversi, hanno attratto il recente dibattito politico. Per questo motivo, nonostante il mancato raggiungimento del quorum referendario nello scorso giugno, ci siamo misurati con la logica inquisitoria che sottende la cultura dell’abuso della custodia cautelare e, ancora, sull’avvilente confronto, ora morfologico ora trattamentale, della “carcerazione preventiva” con la pena espiata. Infine, a fronte dei rispettivi interessamenti all’interno della Riforma Cartabia, ci siamo interrogati, da un lato, sull'adeguatezza di alcune prospettive di riforma della (ineffettiva) obbligatorietà dell’azione penale; dall’altro, sulla salute che gode l’ampia disciplina dei procedimenti speciali, con riferimento ai più recenti interventi legislativi e giurisprudenziali e in funzione del ruolo consustanziale che dovrebbero ricoprire all’interno di un modello processuale di natura accusatoria.


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Intervista a cura di Giacomo Valgimigli


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Intervista a Elena Valentini | EXTREMA RATIO

Extrema Ratio 23 Gennaio 2023 20:00

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Intervista al Professore Alvise Sbraccia, associato presso il dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna in Sociologia del diritto, della devianza e mutamento sociale, nonché coordinatore del Comitato scientifico dell’associazione Antigone. L’anno ormai alle spalle ha registrato il primato di sucidi in carcere degli ultimi 20 anni. Per affacciarci all’allarmante fenomeno, però, è necessario servirsi di una doppia chiave interpretativa, ammonisce il Professore. Se l’istituzione carceraria (coercitiva, ipernormata, diminutiva delle scelte del detenuto) è intrinsecamente produttiva di sofferenza, dall’altra parte esistono i singoli vissuti di afflizione, che ci convincono ad ampliare l’orizzonte correlativo del dato suicidario. Seguendo un tracciato individualizzante, anche la stessa prevenzione dovrebbe declinarsi a partire dalla ricostruzione dei percorsi personali, servendosi dell’incremento delle forme comunicative con l’esterno e della socialità endogena alla stessa popolazione detenuta. La riflessione che propone l’intervista, distrincandosi tra i modi e il se del sistema penitenziario, non trascura nemmeno la macroarea dell’autolesionismo e la dicotomia relazionale (controllati-controllori) che scandisce la quotidianità carceraria; s’interroga sull’efficacia delle funzioni latenti del carcere e si misura con la depenalizzazione, prima di concludersi nell’annoso confronto tra prospettiva abolizionista e riduzionista.


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Intervista a cura di Diletta De Gregorio

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Intervista al Professore Alvise Sbraccia, associato presso il dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna in Sociologia del diritto, della devianza e mutamento sociale, nonché coordinatore del Comitato scientifico dell’associazione Antigone. L’anno ormai alle spalle ha registrato il primato di sucidi in carcere degli ultimi 20 anni. Per affacciarci all’allarmante fenomeno, però, è necessario servirsi di una doppia chiave interpretativa, ammonisce il Professore. Se l’istituzione carceraria (coercitiva, ipernormata, diminutiva delle scelte del detenuto) è intrinsecamente produttiva di sofferenza, dall’altra parte esistono i singoli vissuti di afflizione, che ci convincono ad ampliare l’orizzonte correlativo del dato suicidario. Seguendo un tracciato individualizzante, anche la stessa prevenzione dovrebbe declinarsi a partire dalla ricostruzione dei percorsi personali, servendosi dell’incremento delle forme comunicative con l’esterno e della socialità endogena alla stessa popolazione detenuta. La riflessione che propone l’intervista, distrincandosi tra i modi e il se del sistema penitenziario, non trascura nemmeno la macroarea dell’autolesionismo e la dicotomia relazionale (controllati-controllori) che scandisce la quotidianità carceraria; s’interroga sull’efficacia delle funzioni latenti del carcere e si misura con la depenalizzazione, prima di concludersi nell’annoso confronto tra prospettiva abolizionista e riduzionista.


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Intervista a cura di Diletta De Gregorio

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Intervista ad Alvise Sbraccia | EXTREMA RATIO

Extrema Ratio 30 Gennaio 2023 21:00

Intervista a Guido Vitiello | EXTREMA RATIO

Extrema Ratio 6 Marzo 2023 20:00

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Intervista all’Avvocato penalista Giuseppe Benedetto, Presidente della Fondazione Luigi Einaudi, sul suo ultimo libro “Non diamoci del tu. La separazione delle carriere”, edito da Rubbettino Editore. Un serio dibattito sulle regole del gioco della giustizia penale non può evadere la separazione delle carriere tra giudici e pm: questa, la profonda convinzione da cui muove l’Autore, fondando la sua riflessione su ragioni di rango prima di tutto giuridico, senza trascurare uno sguardo comparativo. La carriera unica, infatti, rappresenta una peculiarità italiana soprattutto nei paesi liberal-democratici occidentali, ed esemplifica un’incoerenza del sistema interno, ancora oggi capace d’inibire il pieno compimento del processo accusatorio (introdotto più di trent’anni fa dalla Riforma Vassalli) e della riforma costituzionale del 1999, che volle incidere l’art. 111 Cost. nel segno del giusto processo e della parità delle parti di fronte ad un giudice terzo ed imparziale. Nel descrivere questa rappresentazione, Benedetto incalza sollevando l’attenzione sulle ulteriori e connesse storture dell’ordinamento, indicando una proposta di legge già depositata e giocando con le provocazioni sulla “riserva mentale” nella quale sembra arroccata la magistratura. La discussione non riguarda la compromissione dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura, ma appartiene all’esfoliazione del nostro sistema da vecchie e diffuse tracce inquisitorie. Tutto ciò che precede, infatti, attiene al rispetto del giusto processo.


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Intervista a cura di Nicola Galati

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Intervista all’Avvocato penalista Giuseppe Benedetto, Presidente della Fondazione Luigi Einaudi, sul suo ultimo libro “Non diamoci del tu. La separazione delle carriere”, edito da Rubbettino Editore. Un serio dibattito sulle regole del gioco della giustizia penale non può evadere la separazione delle carriere tra giudici e pm: questa, la profonda convinzione da cui muove l’Autore, fondando la sua riflessione su ragioni di rango prima di tutto giuridico, senza trascurare uno sguardo comparativo. La carriera unica, infatti, rappresenta una peculiarità italiana soprattutto nei paesi liberal-democratici occidentali, ed esemplifica un’incoerenza del sistema interno, ancora oggi capace d’inibire il pieno compimento del processo accusatorio (introdotto più di trent’anni fa dalla Riforma Vassalli) e della riforma costituzionale del 1999, che volle incidere l’art. 111 Cost. nel segno del giusto processo e della parità delle parti di fronte ad un giudice terzo ed imparziale. Nel descrivere questa rappresentazione, Benedetto incalza sollevando l’attenzione sulle ulteriori e connesse storture dell’ordinamento, indicando una proposta di legge già depositata e giocando con le provocazioni sulla “riserva mentale” nella quale sembra arroccata la magistratura. La discussione non riguarda la compromissione dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura, ma appartiene all’esfoliazione del nostro sistema da vecchie e diffuse tracce inquisitorie. Tutto ciò che precede, infatti, attiene al rispetto del giusto processo.


Una produzione Extrema Ratio

Intervista a cura di Nicola Galati

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Intervista a Giuseppe Benedetto | EXTREMA RATIO

Extrema Ratio 27 Marzo 2023 19:00

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